Tommaso da Vallato (Beato Tommaso)

(fine del XII e l'inizio del XIII secolo - 1263)

Chi eraReligioso ed eremita
VitaSan Ginesio (Vallato), XII e l’inizio del XIII secolo – 1263
Tommaso da Vallato, conosciuto come Beato Tommaso (in latino Beatus Thomas de Vallato), nacque a Vallato, nel territorio di San Ginesio, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo. Entrò giovanissimo nell’Ordine dei Frati Minori e ricevette l’abito direttamente da San Francesco d’Assisi presso l’eremitaggio di Roccabruna, oggi Valcavione. Dopo il noviziato, probabilmente trascorso a Soffiano, si dedicò alla predicazione itinerante e fu inviato in molte regioni d’Italia, divenendo uno dei primi discepoli del fondatore dell’Ordine. Per alcuni anni visse anche da eremita presso Soffiano, nel territorio ginesino, rimanendo sempre fedele allo spirito francescano di povertà, predicazione e missione.

La tradizione lo ricorda come uomo di virtù e taumaturgo, capace di suscitare venerazione per la sua vita semplice e austera. Dopo un lungo periodo di missione e di peregrinazioni tornò nella sua terra natale, dove morì nel 1263. Fu sepolto nel pavimento della chiesa di San Pietro, oggi nota come chiesa di San Francesco, a San Ginesio. La sua memoria rimase viva per secoli, sebbene la sua tomba sia andata perduta in seguito ai lavori di pavimentazione eseguiti in epoca moderna.

Storici locali come Marinangelo Severini e il sacerdote Alfredo Lambertucci ne hanno tramandato il ricordo, sottolineando la devozione popolare e deplorando la perdita delle sue reliquie. Il religioso Gregorio Floretti, del monastero benedettino di Santa Maria dell’Isola, confermò in antiche testimonianze l’origine ginesina del beato e il suo ruolo di discepolo diretto di San Francesco.

Alla sua figura si lega anche la tradizione artistica: un ciclo di affreschi di scuola riminese, situato nella cappella absidale sinistra della chiesa di San Francesco, lo rappresenta quale testimone del primo francescanesimo, inserendolo accanto agli altri protagonisti della storia religiosa locale. Pur non essendo mai stato canonizzato ufficialmente, il Beato Tommaso da Vallato è venerato come una delle figure spirituali più significative del territorio ginesino, memoria viva del radicamento dell’esperienza francescana nelle Marche.

Alessandro Brancaleoni

(XV secolo - 1492)

Chi eraReligioso
VitaSan Ginesio, XV secolo – San Ginesio, 1492
Padre Alessandro Brancaleoni, religioso agostiniano, nacque a San Ginesio morì nel convento degli Agostiniani della stessa città nel 1492. Fu un uomo di straordinaria cultura e di vasta erudizione, tanto da essere considerato tra le personalità più illustri della sua epoca e della sua terra d’origine. La sua preparazione intellettuale e religiosa fu tale che, secoli dopo, venne ritenuto degno di entrare nell’Enciclopedia Treccani: nel marzo del 1969 un incaricato dell’Istituto si recò appositamente in paese per raccogliere notizie sulla sua vita e sulle sue opere, ma con rammarico scoprì che la sua memoria fu quasi del tutto dimenticata, al punto che nessuno seppe fornire informazioni. Tale oblio, sottolineato anche dal sindaco dell’epoca, il professor Febo Allevi, suscitò amarezza e profonda tristezza, poiché rivelava quanto poco fosse rimasta viva la memoria di un concittadino che aveva dato lustro e dignità alla sua comunità con la sua dottrina e la sua autorevolezza spirituale.

Benedetto Farabrik

(1476-1533)

Chi eraCardinale
VitaSan Ginesio, 1476 – Milano, 1533
Di lui si sa molto poco e le notizie che si apprendono provengono quasi unicamente da testi che parlano di storia locale. Lo troviamo nel volume Delle Antichità Picene Tomo VI dello storico Giuseppe Colucci (1789), in Sanginesio Illustrata dell’abate Telesforo Benigni (1795), in Memorie storiche di Sanginesio del canonico Giuseppe Salvi (1889) e successivamente in San Ginesio terrazza delle Marche del frate T.O.R. Alfonso Porzi (1986). Quest’ultimo dimostra di conoscere la vita di Farabrik, ma dichiara di non riportarla per ragioni di spazio.

Il Farabrik, il cui cognome compare con questa grafia solo a partire dal XX secolo, mentre in precedenza è attestato nelle forme Farabrichi o Farabricchi, nacque nel 1476 (Arch. biografico italiano – ABI II, Vol. 3) da una famiglia di umili origini. Compiuti gli studi presso l’Università di Padova e maturata una solida formazione teologica, ottenne una cattedra all’Università di Parigi, dove raggiunse una notevole notorietà, affermandosi tanto in Francia quanto in Italia. Nel 1521 fu eletto Provinciale del suo ordine, quello dei Frati Minori Osservanti, nel 1528 ricoprì l’incarico di Definitore Generale e nel 1532 quello di Vicario Generale. Inviato successivamente in Inghilterra da Papa Clemente VII con il compito di dirimere alcune delicate controversie con il Re Enrico VIII, fu in seguito nominato cardinale. Morì a Milano nel 1533.

Andrea Montereale

(1520 ca. - 1617)

Chi eraReligioso
VitaSan Ginesio, 1520 ca. – San Ginesio, 1617
Padre Andrea Montereale, agostiniano, entrò giovanissimo nel convento di Sant’Agostino. Ricevette l’abito religioso, fece il noviziato e celebrò la sua prima messa solenne il 21 agosto 1542. Studiò filosofia e teologia a Siena, distinguendosi per ingegno e preparazione. Fu nominato Visitatore Generale dell’Ordine in Spagna, dove svolse un’intensa attività di ispezione canonica tra il 1588 e il 1589, incarico conferitogli dal Ministro Generale Gregorio Petrocchi, poi elevato al cardinalato da papa Sisto V. Più volte rappresentò l’Ordine in varie parti d’Europa, portando ovunque con sé l’onore e il prestigio della sua città di origine.

Tornato in Italia, nel 1590 predicò la Quaresima a Milano con straordinario successo, e l’anno seguente fu chiamato a Ferrara dal duca Alfonso II d’Este, che lo volle come teologo, confessore e guida spirituale. Oltre all’attività pastorale, si dedicò alla cultura, annotando e commentando testi classici come il De Trinitate di Sant’Agostino e il De Oratore di Cicerone, opere che ancora oggi testimoniano la sua erudizione e finezza intellettuale. La sua figura venne ricordata anche da storici come Benigni, Pandolfini, Bacci e Riccomanni, che lo annoverarono tra gli uomini illustri di San Ginesio.

Ormai quasi centenario, si ritirò nuovamente nel convento di Sant’Agostino di San Ginesio, dove morì nel 1617. La sua scomparsa suscitò unanime cordoglio nella comunità cittadina, che lo pianse come uno dei più insigni religiosi e studiosi della sua terra.

Alfonso Porzi

(20 febbraio 1908 - ?)

Chi era: Religioso, insegnante e scrittore
Vita: San Ginesio, 20 febbraio 1908 – ?
Padre Alfonso Porzi entrò giovanissimo nel Collegio Serafico del Terzo Ordine Regolare a Francavilla d’Ete il 27 settembre 1920, compiendo poi gli studi di Filosofia e Teologia presso il Seminario Regionale Umbro Pio XI di Assisi, dove fu ordinato sacerdote il 28 febbraio 1931. Dopo l’ordinazione fu subito inviato come insegnante e prefetto degli aspiranti nel suo Collegio d’origine e contemporaneamente nel Liceo interno di San Ginesio come maestro dei chierici e docente di lettere. Nel 1934 venne trasferito ad Assisi, dove insegnò teologia ai giovani chierici, e nello stesso periodo ottenne la cattedra di latino e storia presso l’Istituto Magistrale Statale “Ruggero Bonghi”. Nel 1936 conseguì la maturità classica al liceo “Mariotti” di Perugia e si iscrisse all’Università Cattolica di Milano, dove nel 1940 ottenne la laurea in Belle Lettere.

Nel 1945 ritornò al Collegio Serafico di Francavilla come rettore e rimase in carica fino al 1952. In quell’anno fu chiamato a Roma come Commissario Nazionale del Terzo Ordine Francescano, fondando e dirigendo per quindici anni la rivista bimestrale Il Giullare, punto di riferimento per i Terziari Francescani d’Italia. Dal 1952 al 1958 esercitò anche il ministero pastorale nella parrocchia di Santa Maria della Salute nel quartiere Primavalle. Nel 1958 venne nominato parroco dei Santi Cosma e Damiano in via dei Fori Imperiali a Roma, dove rimase per quattordici anni, fino al 1972, anno in cui lasciò l’incarico per sopraggiunti limiti di età. Successivamente insegnò religione in varie scuole romane, tra cui la “D. Giusto Morosini”, l’Istituto Statale d’Arte e il Liceo “Pablo Picasso”.

Tra le sue opere figurano la fondazione e la direzione dei due volumi della rivista Il Giullare (1952-1957 e 1958-1965), oltre a numerosi saggi e libri di carattere storico, religioso e letterario. Tra i titoli principali si annoverano Umanesimo e Francescanesimo nel Quattrocento, Incontro Assisano, L’ideale religioso di suor Maria Luisa Porzi, La contestazione delle contestazioni, Commemorazioni centenarie di San Bernardino, Siena – Massa Marittima – L’Aquila a San Bernardino da Siena (pubblicato per il sesto centenario della nascita del santo, nel 1980, in un volume di 320 pagine illustrate), Genealogia della famiglia Porzi e, soprattutto, San Ginesio terrazza delle Marche, monumentale opera in due volumi di circa 700 pagine con 150 illustrazioni, che rappresenta una delle più importanti testimonianze sulla storia civile e religiosa del nostro. Altri sono San Bernardino da Siena, dottore della Chiesa, Florilegio storico religioso-civile-politico e L’emarginazione, assassinio morale (Segni dei tempi).

Dal 1975 si ritirò nella sua terra natale dove si dedicò esclusivamente allo studio e alla scrittura, lasciando numerose pubblicazioni che gli valsero un ruolo di spicco tra gli studiosi locali. La sua attività, svolta tra insegnamento, pastorale e ricerca, ha lasciato un patrimonio rilevante sia alla comunità ecclesiale sia a quella culturale.

Isladio Della Vecchia (Padre Giovanni)

(1912 - febbraio 1969)

Chi era: Religioso
Vita: San Ginesio (Campanelle), 1912 – Roma, febbraio 1969
Isladio Della Vecchia, in religione Padre Giovanni, nacque nella frazione di Campanelle da Enrico e Anna Bordi. Era il terzogenito di una famiglia numerosa: i fratelli maggiori, Florindo e Duilio, erano nati in Argentina durante l’esperienza migratoria del padre, e il primogenito sarebbe poi diventato rappresentante consolare d’Italia a Santa Fé. Due sorelline morirono in tenera età, mentre l’ultimo dei fratelli, Glorio, cadde giovanissimo da partigiano nel 1944, non lontano dalla casa paterna.

Isladio avvertì presto la chiamata del Signore e scelse di entrare nel Terzo Ordine Regolare dei Francescani del suo paese natale. Compì gli studi ginnasiali e l’anno di noviziato presso il seminario serafico di Sant’Antonio da Padova a Francavilla d’Ete (AP). Completò rapidamente gli studi, prima a San Ginesio e poi ad Assisi, dove il 20 gennaio 1935 fu ordinato sacerdote, assumendo il nome di Padre Giovanni.

Dopo l’ordinazione fu nominato prefetto dei ragazzi del seminario serafico di Francavilla. Solo due anni più tardi venne chiamato a Roma, presso la Curia Generalizia, come viceparroco della Basilica dei Santi Cosma e Damiano. Qui visse gli anni difficili della seconda guerra mondiale, maturando come religioso e come uomo. In quegli stessi anni fu guida spirituale del cavaliere Ernesto Apuzzo, sostenendolo nella nascita e nello sviluppo della Società Tirrena di Assicurazione e Capitalizzazione.

Padre Giovanni divenne per quella comunità un punto di riferimento: amico, consigliere e voce del Vangelo, capace di interpretare i bisogni dell’uomo moderno. Sempre in questo spirito fondò la società cinematografica PAX Film e collaborò con il Ministro generale dell’Ordine, Padre Giovanni Parisi, al restauro e all’ammodernamento della Curia Generalizia.

Nel 1944, in assenza di un parroco per la chiesa presente nella sua frazione d’origine, l’attuale chiesa di San Giovanni Battista, accompagnò i capi famiglia della zona dal parroco della Pieve Collegiata, così da tracciare i confini per erigere una nuova parrocchia a Campanelle.

Nel 1947 tornò nella sua Provincia religiosa come Superiore del seminario serafico di Massa Martana (Perugia), promuovendone la ristrutturazione. L’anno successivo fu eletto Ministro Provinciale, incarico che ricoprì per nove anni. In questo periodo dotò la Provincia di nuovi conventi e seminari, aprì scuole e fondò una missione in Paraguay, incoraggiando così anche le altre Province francescane a potenziare le attività missionarie, soprattutto in America Latina.

La sua opera più ambiziosa fu il ritorno del Terzo Ordine Regolare a Milano, dove era assente da due secoli, dai tempi delle soppressioni giuseppine. I primi contatti con l’arcivescovo Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI) portarono all’apertura di una nuova parrocchia nella periferia della città. Il 7 ottobre 1959, in zona Cascina Arzaga, sorse la prima struttura provvisoria, una baracca di legno che divenne la sede della nuova comunità francescana. Il 2 giugno 1960, anno del venticinquesimo anniversario del suo sacerdozio, il cardinale Montini eresse ufficialmente la parrocchia dei Santi Patroni d’Italia (San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena), nominando Padre Giovanni primo prevosto.

Con grande determinazione, Padre Giovanni avviò la costruzione del vasto complesso parrocchiale, comprendente la chiesa, l’abitazione dei religiosi, gli spazi per l’oratorio e un moderno pensionato per studenti e lavoratori. L’insieme prese il nome di Oasi di San Francesco, intesa come luogo di incontro e ristoro spirituale nella metropoli. Nel 1967 il complesso era ormai quasi ultimato, simbolo della sua visione coraggiosa e della sua capacità organizzativa.

Sempre animato dallo spirito francescano e attento ai segni del Concilio Vaticano II, Padre Giovanni partecipava al Capitolo Generale dell’Ordine a Roma quando, nel febbraio 1969, fu colto dalla morte. La notizia ebbe ampia eco sulla stampa: alla sua salma, composta nell’umile saio, resero omaggio persone semplici e autorità, tra cui il cardinale Colombo, arcivescovo di Milano, che volle che il fondatore della parrocchia fosse sepolto nella chiesa dei Santi Patroni d’Italia. Oggi la sua tomba, una pietra grezza con bassorilievo raffigurante Cristo sacerdote tra angeli osannanti, ricorda Padre Giovanni Della Vecchia, “che curò la costruzione di questa casa, fu prevosto e vera guida del gregge, per la grandezza del cuore”.

Attilio Marinangeli

(20 dicembre 1913 - 9 giugno 1970)

Chi era: Sacerdote e missionario
Vita: San Ginesio (Torre di Morro), 20 dicembre 1913 – Roma, 9 giugno 1970
Ordinato presbitero nel 1937, svolse dapprima incarichi pastorali e formativi nella diocesi di Camerino, diventando anche rettore del seminario cittadino. Animato da un forte spirito innovatore, introdusse nella didattica metodi moderni, come l’uso di strumenti audiovisivi e le uscite didattiche, attirandosi però le critiche di parte dell’autorità ecclesiastica locale.

Nel 1958 entrò nell’Istituto Missioni Consolata e due anni più tardi partì per la Tanzania, dove operò nella diocesi di Iringa. Qui si dedicò all’evangelizzazione e alla promozione sociale delle popolazioni locali, organizzando scuole, ospedali e attività agricole. Grazie alla sua versatilità, svolse anche ruoli pratici, da mugnaio a meccanico, contribuendo alla crescita delle comunità.

Dopo la morte del vescovo Attilio Beltramino, il 17 marzo 1967 fu nominato amministratore apostolico di Iringa, incarico che mantenne fino al 1969, quando la salute cominciò a declinare a causa di un tumore gastrico. Morì a Roma il 9 giugno 1970.

È ricordato come figura di sacerdote moderno, vicino alle persone e capace di unire fede, innovazione pedagogica e spirito missionario.

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