ALBERICO GENTILI

Il ginesino più famoso

Alberico Gentili, in latino: Albericus Gentilis, è il personaggio più famoso del borgo; grande giurista, tuttora è l’unico italiano ad aver ricoperto il titolo di Regius professor di diritto civile all’Università di Oxford ed è considerato, insieme ad altri illustri esponenti, uno dei Padri fondatori del diritto internazionale.

Giuseppe Piersanti

Chi eraPolitico, primo podestà di San Ginesio
Vita: San Ginesio,
Descrizione: Figura di rilievo della vita pubblica locale durante il ventennio fascista, legò la sua attività soprattutto alla valorizzazione del territorio rurale e alla commemorazione dei caduti della Prima guerra mondiale. Iniziò la sua carriera politica come consigliere comunale nel 1910, ricoprendo in seguito più volte la carica di assessore. Nel 1920 fu eletto consigliere provinciale e rimase in carica fino al 1925. Il 6 settembre 1925 fu nominato sindaco di San Ginesio, carica che mantenne fino al 3 aprile 1927, quando assunse la nuova funzione di podestà, istituzione prevista dalla riforma amministrativa fascista che sostituiva il sindaco eletto.

La sua azione politica fu orientata al rafforzamento delle radici agricole del territorio e al contenimento del fenomeno dell’urbanesimo. Le cronache del tempo lo descrissero come un amministratore «attivo, di larghe vedute, innamorato della vita agricola», vicino ai bisogni dei coloni e impegnato nell’ammodernamento delle case coloniche, delle stalle e delle strutture produttive. Il suo operato fu ispirato da un patriottismo pratico, che mirava a migliorare le condizioni di vita delle campagne e a rafforzare il legame tra popolazione e terra, in sintonia con le direttive agricole del regime fascista.

Durante il suo mandato furono realizzati importanti interventi monumentali legati alla memoria della Prima guerra mondiale, tra cui il Parco della Rimembranza progettato da Guglielmo Ciarlantini, la lapide dedicata ai decorati con medaglia d’oro sulla torre civica realizzata dallo scultore Giuseppe De Angelis con epigrafe del letterato Enrico Mestica, e la pubblicazione del volume Sanginesio ai suoi eroi, raccolta di memorie dei caduti. Sotto la sua guida furono inoltre celebrati gli eroi locali Raffaele Merelli e Giovanni Cucchiari, entrambi insigniti di medaglia d’oro al valor militare.

La figura di Giuseppe Piersanti fu ricordata come quella di un amministratore determinato, fedele al regime ma profondamente radicato nella tradizione civica locale, capace di coniugare modernizzazione rurale e valori patriottici, e di divenire così un punto di riferimento per la comunità sanginesina negli anni Venti.

1. Aristide Morichelli-d'Altemps

Chi eraNobile e politico, primo sindaco di San Ginesio
Vita: San Ginesio, 15 aprile 1826 – San Ginesio, 6 gennaio 1896
Descrizione: Aristide Morichelli d’Altemps nacque a San Ginesio il 15 aprile 1826 dal padre Ilarione Morichelli e Marianna d’Altemps. Appartenente alla nobile famiglia Morichelli-d’Altemps, nata per unione matrimoniale dei due genitori, entrambi di famiglia nobile, nel corso della sua vita ricoprirà un breve servizio militare come sottotenente della Seconda Compagnia Civica del Battaglione di San Ginesio. Già a 25 anni il suo nome è presente nella lista delle 96 persone più ricche del territorio comunale e, a causa delle sue idee politiche, vicine al pensiero della Sinistra Storica, dell’anarchia e dei movimenti rivoluzionari, venne messo sotto sorveglianza dalle autorità locali. Dopo essersi laureato in legge, il 17 settembre 1851 venne eletto consigliere comunale, anche se il delegato apostolico di Macerata non convalidò la votazione, ritenendola nulla per questioni politiche. Dopo essere stato nuovamente eletto il 3 settembre 1857, il 10 novembre dello stesso anno venne scelto per diventare priore, l’equivalente del sindaco, carica che ricoprirà dal 1858 al 1860.

Assunta la carica il 26 gennaio 1858, e automaticamente divenuto capo della magistratura del paese, con gli eventi che portarono alla Battaglia di Castelfidardo il 18 settembre 1860 e l’indebolimento dello Stato Pontificio, venne scelto come presidente della Giunta Provvisoria di Governo cittadino e membro di quello provinciale, carica che ricoprirà dal 24 settembre 1860 al 10 febbraio 1961. Con la nascita del Regno d’Italia, nel mese di ottobre del 1860 divenne il primo sindaco di San Ginesio, anche se il suo operato, ricco di faide interne, non fu semplice. Costretto a lasciare l’incarico nel 1868 per motivi familiari, venne rieletto nuovamente nell’agosto del 1882, ricoprendo nuovamente il titolo di sindaco fino al 1891.

2. Gaspare Focaccetti

Chi eraGiurista e prefetto del Regno
Vita: San Ginesio, 16 novembre 1852 – San Ginesio, ?
Descrizione: Nipote di S.E. Mons. Concetto Focaccetti, nacque da Nicola Focaccetti e studiò giurisprudenza presso l’Università di Macerata, dove conseguì la laurea con brillantezza. Durante la giovinezza vestì la divisa di ufficiale del Regio Esercito, mantenendo costante interesse per gli studi giuridici. Iniziata molto presto la carriera amministrativa, fu nominato segretario, quindi consigliere di prefettura e successivamente viceprefetto a Foligno e Biella. Avanzò come consigliere delegato a Jovino e quindi come prefetto in varie sedi.

La sua carriera prefettizia lo portò a Rovigo, dove resse la prefettura dal 1º ottobre 1906 al 16 maggio 1911, poi a Ravenna, dove giunse nel 1914 a seguito di decreto ministeriale. Successivamente fu prefetto a Porto Maurizio (oggi Imperia) e a Pisa, incarico che ricoprì durante gli anni della Grande Guerra, tra il 1915 e il 1917, periodo segnato da diffuse tensioni sociali e scioperi, che il prefetto segnalava come “reiterazione pressoché quotidiana delle proteste”.

Nelle cronache locali il suo ritorno in patria fu celebrato con un discorso solenne del sindaco, che lo ricordava come “illustre concittadino” e “degno successore del compianto zio Mons. Concetto Focaccetti”. Nel discorso si sottolineava il suo attaccamento alla terra natale e la speranza che il suo prestigio avrebbe favorito la soluzione dei problemi cittadini. L’oratore ne esaltava la carriera rapida e brillante, attribuita al suo forte intelletto e alla sua tenacia, richiamando anche la tradizione familiare di impegno e dottrina.

Fu insignito del titolo di commendatore e andò in pensione nel 1919 per raggiunti limiti di anzianità.

3. Raffaele Merelli

Chi eraInsegnante e militare
Vita: San Ginesio, 19 agosto 1886 – Gradisca, 10 ottobre 1916
DescrizioneRaffaele Merelli nacque a San Ginesio il 19 agosto 1886 da Agostino Merelli e Clotilde Onofri. Dopo aver completato gli studi secondari magistrali, presumibilmente alle scuole del proprio paese (oggi IIS Alberico Gentili) intraprese la professione di insegnante presso le scuole elementari di Monza, perfezionandosi negli studi scientifici e frequentando anche un corso di elettrotecnica. Sostenitore dell’interventismo nella prima guerra mondiale, dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, si arruolò nel Regio Esercito, precisamente nel 29º Reggimento fanteria, brigata “Pisa”, con il grado di sottotenente della M.T..

Nel dicembre dello stesso anno raggiunse Sagrado, sul fronte dell’Isonzo, ritrovandosi a combattere contro gli austriaci nella quarta battaglia dell’Isonzo: fu proprio in questa occasione che il suo ingegno lo portò alla creazione di uno speciale apparecchio per il lancio dei tubi di gelatina atti a distruggere i reticolati nemici, risparmiando così la vita a molti suoi commilitoni. Nei primi mesi del 1916 fu promosso tenente e prese parte a tutti i combattimenti sostenuti dalla sua brigata, alle dipendenze della 21esima divisione. A San Martino del Carso, ovvero nella quinta battaglia, meritò un encomio solenne il 6 giugno e il 6 agosto, durante la fase preparatoria della sesta battaglia, rimase ferito durante un assalto contro una trincea, ciò gli valse la medaglia di bronzo al valor militare. Dopo essersi rimesso in salute, durante l’ottava battaglia, precisamente il 10 ottobre, partecipò ad un attacco a Lokvica durante il quale uscì dalle trincee italiane per andare a verificare i danni inferti ai reticolati che proteggevano le postazioni avversarie, per poi attaccandole al comando del suo plotone. Nel corso di un combattimento corpo a corpo all’interno di una trincea avversaria fu ferito una prima volta, continuò a combattere finché ricevette un colpo di fucile all’addome versando subito in gravi condizioni. Si spense il mattino successivo all’interno di una ambulanza chirurgica della 3ª Armata a Gradisca. Per il coraggio dimostrato fu decorato della medaglia d’oro al valor militare.

Ad oggi Merelli ha ricevuto altri riconoscimenti: Macerata e San Ginesio hanno una via che porta il suo nome, Roma gli ha dedicato una scuola e Monza, oltre che dedicargli una via, ha posto una lastra commemorativa sulla parete esterna della scuola dove insegnò.

4. Guglielmo Ciarlantini

Chi era: Pittore, insegnante e architetto
Vita: San Ginesio, 21 novembre 1881 – San Ginesio, 26 maggio 1959
DescrizioneGuglielmo Ciarlantini nacque a San Ginesio il 21 novembre 1881 da Elimeno Ciarlantini e Domenica Ricci. La sua attività come pittore iniziò prima di aver seguito corsi regolari d’arte. La svolta nella sua vita venne dal frate Paolo Mussini che, dopo averlo sorpreso a dipingere l’abside della Chiesa di Santa Maria delle Grazie nel Convento delle Clarisse, gli consigliò di iscriversi all’Accademia delle Belle arti di Roma. Nel 1905 si trasferì proprio nella Capitale dove si iscrisse al corso di nudo presso l’Istituto delle Belle Arti, nel mentre assistette alle lezioni di storia dell’arte impartite da Giulio Ferrari presso il Museo Artistico di Roma e frequentò lo studio di Giulio Aristide Sartorio. Per ampliare ulteriormente la conoscenza del settore artistico, per due anni frequentò l’Accademia di Francia a Villa Medici.

Compiuti gli studi rientrò a San Ginesio dove insegnò tre anni nella Regia Scuola Normale (oggi IIS Alberico Gentili) in qualità di supplente, ma a causa dell’entrata del Regno d’Italia nella Prima guerra mondiale, venne chiamato alle armi. Finita la guerra ritornò nelle Marche dove proseguì la sua carriera di insegnante per circa trenta anni presso l’Istituto d’Arte di Macerata. Nel 1939 fu nominato commissario agli esami di stato nella commissione di Ascoli Piceno ed entrò a far parte di giurie per concorsi artistici, ultimo dei quali quello indetto per la decorazione del salone per concerti del Liceo Rossigni di Pesaro, oltre ad essere Ispettore Onorario alle Antichità, Monumenti e Pinacoteche per oltre trenta anni. Nel 1951 fu nominato Accademico Ordinario dell’Accademia dei Catenati di Macerata, per poi morire nel paese natale nel 1959.

Ciarlantini non si occupò solo di pittura, ma anche di architettura, realizzata sotto il ventennio fascista. Gran parte delle opere sono in razionalismo italiano, ma a causa dell’antifascismo molte sono andate perse o modificate. Durante la sua vita ammirò i Macchiaioli, restando però affascinato dallo stile preraffaellita.

Altre opere di Guglielmo Ciarlantini sono a Sant’Angelo in Pontano, Penna San Giovanni, Loro Piceno, Gualdo, Belforte del Chienti, Tolentino, Regnano di Tolentino, San Severino Marche, Camerino, Macerata, Corridonia, Francavilla d’Ete Fano, Pesaro, Casal Monferrato e Torino. I numerosi ritratti frutto di committenza privata si trovano sparsi. Si ha notizia certa e documentata del ritratto a Sir Thomas E. Holland e di Madama Holland a Londra e di alcuni ritratti eseguiti nel periodo romano.

5. Giovanni Cucchiari

Chi era: Militare
Vita: San Ginesio, 26 novembre 1894 – Monte Podgora, 24 giugno 1915
Descrizione: Giovanni Cucchiari nacque in un palazzo lungo la via Capocastello da Giuseppe Cucchiari e Augusta Mazzolini il 26 novembre 1894. Discendente della famiglia Mazzolini e del generale Domenico Cucchiari, studiò all’Accademia delle Belle arti di Ravenna, fino a quando non lasciò gli studi, quasi conclusi, per arruolarsi nel Regio Esercito nel mese di agosto del 1914. Una volta entrato venne inserito nell’11° reggimento fanteria “Casale”, dal quale passò come disegnatore all’Ufficio fortificazioni di Udine. Quando l’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio 1915, raggiunse il suo reggimento ai piedi delle alture tra Oslavia e il Monte Podgora. Il 23 giugno, giorno della prima battaglia dell’Isonzo, la sua brigata venne posta in prima fila ma, ostacolata dai reticolati e visto che l’esercito italiano mancava di mezzi appositi per affrontali, inviarono degli uomini con pinze tagliafili e con tubi carichi di gelatina.

Offertosi volontariamente, Cucchiari entrò in una pattuglia che il 24 giugno, in pieno giorno, tentò di aprire un passaggio nel fitto dei reticolati nemici, ma sporgendosi dalle trincee venne colpito dalle numerose scariche di fucileria nemica, morendo sul colpo durante il combattimento. Questa azione gli valse la medaglia d’oro al valor militare.

Ad oggi Cucchiari ha ricevuto altri riconoscimenti: San Ginesio gli ha dedicato il nome di una via e ha posto sul palazzo nativo una lastra commemorativa. Roma, invece, gli ha dedicato una lastra alla M.O.V.M. che riporta la motivazione della sua medaglia d’oro.

6. Febo Allevi

Chi era: Saggista e storico della letteratura
Vita: San Ginesio, 11 gennaio 1911 – Macerata, 11 aprile 1998
Descrizione: Di formazione culturale irregolare, sostanzialmente autodidatta, interrotti gli studi nel 1922, li riprese un decennio più tardi, divenendo nel 1942 titolare di lettere italiane, latine e storia negli Istituti Magistrali. Sindaco di San Ginesio dal giugno 1956 al novembre 1960, dedicò alla scuola e alla ricerca letteraria e storica, l’intera sua esistenza, approdando alla presidenza del Liceo-Ginnasio “G. Leopardi” di Macerata ed all’insegnamento di Storia delle tradizioni popolari e di Storia della critica letteraria nella Facoltà di Lettere e Filosofia della locale Università.
Appassionato e solerte studioso del Medioevo, fu anche attento ed autorevole critico di Foscolo, Parini, Monti, dell’età romantica, di storia e letteratura locale. Un grande ventaglio di interessi culturali coltivati con estrema passione, con rigore metodologico e con sempre rinnovato entusiasmo.
Tra i tanti suoi contributi agli studi storici e letterari, un volume, in particolare riassume emblematicamente quelle che sono state la vivacità e l’estensione degli interessi culturali dell’autore: Letteratura e Storia, (Napoli, G. Greco 1992). Il libro, le gremite e serrate seicento pagine (vi si comprendono contributi assai lontani negli anni), malgrado un’apparente eterogeneità di contenuti (si va dal Ritmo laurenziano al Medioevo di Umberto Eco), risultano di grande respiro; per altro tutti gli scritti di Allevi godono di uno spessore culturale e scientifico difficilmente discutibile se della sua critica letteraria o storica s’è compreso il metodo, s’è scoperta la cifra teorica che lo muove, s’è valutata attentamente a prassi operativa del lavoro che non trascura alcun aspetto, anche marginale, della ricerca. E quel metodo, in breve, è riconducibile alla esigenza documentaria che sostiene e solidifica la critica delle idee le quali permettono un giudizio di valore senza coperture di comodo, senza cedimenti e mimetizzazioni.
Storica o letteraria, questa critica che viene da lontano, dalla critica delle idee dei romantici, dalla erudizione dei positivisti, dalla mai dimenticata lezione crociana, è critica del coinvolgere, se si vuole, del compromettere, certo dell’impegno totale del critico che rivendica libertà ed autonomia d’intelletto e di coscienza, merce ormai rara nell’odierno panorama culturale. Ne consegue un’argomentazione larga, priva delle angustie degli specialisti contemporanei, arricchita e confortata da una disinvoltura culturale che legge e interpreta documenti e fatti e cose apparentemente distanti, disparati; argomentazione sostenuta dall’idea-guida, corroborata dal massiccio intervento di riferimenti bibliografici minuziosi, preziosi, talvolta invadenti e preponderanti; il frutto di tantissime letture: gli storici ed i teorici della storia, i letterati e i teorici della letteratura, gli artisti e i teorici dell’arte, i piccoli e grandi, i minimi e i grandissimi dell’erudizione e della critica. Nessuna pagina, nei tanti scritti di Febo Allevi, fa eccezione a tale impianto metodologico che sigilla la valenza scientifica della ricerca.
Alla letteratura, e a taluni suoi poeti in particolare, Allevi dedicò studi seri ed appassionati.
Già nel 1948 un lavoro monografico, Ugo Foscolo (C.F.L.I.), rivelava una particolare predilezione per autori ed opere d’area romantica; nel 1955, per la Nuova Italia, pubblica Vincenzo Monti, un libro nel quale avanza una lettura certamente innovativa del poeta di Alfonsine, ufficialmente lontano dall’incendio romantico, “ma non insensibile ai sussulti dell’anima europea”. E proprio il Monti delle Lezioni pavesi, aprirà cinque anni più tardi, il fortunato volume Testi di poetica romantica (Marzorati).
Nel 1965, nel clima delle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante, Allevi dà alle stampe un volume complesso e densamente articolato, Con Dante, la Sibilla ed altri; dagli antichi al volgare (Edizioni Scientifico Letterarie): ampio vastissimo panorama di temi e di problemi inaspettati: culti, leggende, miti italici pre-romani, l’avvento del volgare, le Carte fiastrensi, la tradizione cavalleresca, gli Actus, la Canzone di Castra, la Commedia e la Marca d’Ancona ed altro.
Nel 1970 Allevi pubblica il ricchissimo volume Fortuna ed eredità del Parini (Le Monnier) vera e propria riscoperta del poeta di Bosisio.
Concluderà la sua vita di studioso dedicando a San Ginesio l’ultimo libro, Liberty e belle Époque da un angolo visuale di provincia (1997). Un libro prezioso, squisito, ultimo omaggio al suo paese natale, narrato entro il grande ordito della civiltà europea al tramonto. Un paese, si badi, con la storia di un’epoca, non con la sua cronaca; una storia dove anche l’annotazione marginale o curiosa rivela nella penna dell’autore lo scarto tra chi racconta i fatti e chi invece, nella narrazione dei fatti, rivela e riafferma valori.
Di là dallo studioso, resta l’uomo discreto, riservato e schivo. Febo Allevi appartiene a quella schiera di eminenti marchigiani i quali, con lo studio, l’intelligenza, la fecondità del proprio lavoro, la fedeltà ai valori inalienabili della tradizione, in ogni epoca hanno onorato e resa illustre la regione picena.

7. Nino Patrizi

Chi era: Scultore
Vita: San Ginesio, 3 luglio 1911 – San Ginesio, 1° luglio 1973
Descrizione: Nino (Giovanni) Patrizi nacque a San Ginesio il 3 luglio 1911 da Benigno Patrizi e da Tullia Silvetti, proprietari di un caffè sulla piazza principale. Nel 1918 Nino perderà il padre a causa dell’influenza spagnola, mentre la madre, dopo la morte del marito, si risposerà. Il giovane trarrà da queste tristi vicende familiari i turbamenti e le angosce che lo porteranno all’alcolismo. Dotato di grande sensibilità artistica venne iscritto, con l’aiuto di alcuni parenti, alla Scuola d’Arte di Tolentino diretta da Cesare Marcorelli e fu qui che ricevette la sua prima formazione. Nel 1929 si trasferì a Roma dove ebbe modo di approfondire i suoi studi in diverse scuole, come l’Accademia di Francia e l’Accademia di San Luca. Fu proprio in questa Accademia che Patrizi vinse un premio internazionale per il “nudo dal vero” ma, nonostante frequentasse molti artisti di primo piano, non si legò con nessun gruppo.

L’apprendistato che effettuerà da Alceo Dossena sarà determinante per far nascere in lui lo stile e per formare la sua carriera: lavorerà a Roma dal 1929 al 1942, partecipando ai restauri dell’Ara Pacis, in Vaticano, al Museo delle Terme, a Palazzo Barberini, al palazzo comunale di Sabaudia, ad Ancona, per poi rientrare a San Ginesio con la moglie Clarice Masci, dopo essersi sposati nel 1937. Lavorò principalmente con commissioni private, ma godé dell’amicizia di pochi estimatori, soprattutto di Tolentino, oltre ad insegnare presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Morì a San Ginesio il 1° luglio 1973.

8. Isladio Della Vecchia (Padre Giovanni)

Chi era: Religioso
Vita: San Ginesio (Campanelle), 1912 – Roma, febbraio 1969
Descrizione: Isladio Della Vecchia, in religione Padre Giovanni, nacque nella frazione di Campanelle da Enrico e Anna Bordi. Era il terzogenito di una famiglia numerosa: i fratelli maggiori, Florindo e Duilio, erano nati in Argentina durante l’esperienza migratoria del padre, e il primogenito sarebbe poi diventato rappresentante consolare d’Italia a Santa Fé. Due sorelline morirono in tenera età, mentre l’ultimo dei fratelli, Glorio, cadde giovanissimo da partigiano nel 1944, non lontano dalla casa paterna.

Isladio avvertì presto la chiamata del Signore e scelse di entrare nel Terzo Ordine Regolare dei Francescani del suo paese natale. Compì gli studi ginnasiali e l’anno di noviziato presso il seminario serafico di Sant’Antonio da Padova a Francavilla d’Ete (AP). Completò rapidamente gli studi, prima a San Ginesio e poi ad Assisi, dove il 20 gennaio 1935 fu ordinato sacerdote, assumendo il nome di Padre Giovanni.

Dopo l’ordinazione fu nominato prefetto dei ragazzi del seminario serafico di Francavilla. Solo due anni più tardi venne chiamato a Roma, presso la Curia Generalizia, come viceparroco della Basilica dei Santi Cosma e Damiano. Qui visse gli anni difficili della seconda guerra mondiale, maturando come religioso e come uomo. In quegli stessi anni fu guida spirituale del cavaliere Ernesto Apuzzo, sostenendolo nella nascita e nello sviluppo della Società Tirrena di Assicurazione e Capitalizzazione.

Padre Giovanni divenne per quella comunità un punto di riferimento: amico, consigliere e voce del Vangelo, capace di interpretare i bisogni dell’uomo moderno. Sempre in questo spirito fondò la società cinematografica PAX Film e collaborò con il Ministro generale dell’Ordine, Padre Giovanni Parisi, al restauro e all’ammodernamento della Curia Generalizia.

Nel 1944, in assenza di un parroco per la chiesa presente nella sua frazione d’origine, l’attuale chiesa di San Giovanni Battista, accompagnò i capi famiglia della zona dal parroco della Pieve Collegiata, così da tracciare i confini per erigere una nuova parrocchia a Campanelle.

Nel 1947 tornò nella sua Provincia religiosa come Superiore del seminario serafico di Massa Martana (Perugia), promuovendone la ristrutturazione. L’anno successivo fu eletto Ministro Provinciale, incarico che ricoprì per nove anni. In questo periodo dotò la Provincia di nuovi conventi e seminari, aprì scuole e fondò una missione in Paraguay, incoraggiando così anche le altre Province francescane a potenziare le attività missionarie, soprattutto in America Latina.

La sua opera più ambiziosa fu il ritorno del Terzo Ordine Regolare a Milano, dove era assente da due secoli, dai tempi delle soppressioni giuseppine. I primi contatti con l’arcivescovo Giovanni Battista Montini (futuro papa Paolo VI) portarono all’apertura di una nuova parrocchia nella periferia della città. Il 7 ottobre 1959, in zona Cascina Arzaga, sorse la prima struttura provvisoria, una baracca di legno che divenne la sede della nuova comunità francescana. Il 2 giugno 1960, anno del venticinquesimo anniversario del suo sacerdozio, il cardinale Montini eresse ufficialmente la parrocchia dei Santi Patroni d’Italia (San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena), nominando Padre Giovanni primo prevosto.

Con grande determinazione, Padre Giovanni avviò la costruzione del vasto complesso parrocchiale, comprendente la chiesa, l’abitazione dei religiosi, gli spazi per l’oratorio e un moderno pensionato per studenti e lavoratori. L’insieme prese il nome di Oasi di San Francesco, intesa come luogo di incontro e ristoro spirituale nella metropoli. Nel 1967 il complesso era ormai quasi ultimato, simbolo della sua visione coraggiosa e della sua capacità organizzativa.

Sempre animato dallo spirito francescano e attento ai segni del Concilio Vaticano II, Padre Giovanni partecipava al Capitolo Generale dell’Ordine a Roma quando, nel febbraio 1969, fu colto dalla morte. La notizia ebbe ampia eco sulla stampa: alla sua salma, composta nell’umile saio, resero omaggio persone semplici e autorità, tra cui il cardinale Colombo, arcivescovo di Milano, che volle che il fondatore della parrocchia fosse sepolto nella chiesa dei Santi Patroni d’Italia. Oggi la sua tomba, una pietra grezza con bassorilievo raffigurante Cristo sacerdote tra angeli osannanti, ricorda Padre Giovanni Della Vecchia, “che curò la costruzione di questa casa, fu prevosto e vera guida del gregge, per la grandezza del cuore”.

9. Attilio Marinangeli

Chi era: Sacerdote e missionario
Vita: San Ginesio (Torre di Morro), 20 dicembre 1913 – Roma, 9 giugno 1970
Descrizione: Ordinato presbitero nel 1937, svolse dapprima incarichi pastorali e formativi nella diocesi di Camerino, diventando anche rettore del seminario cittadino. Animato da un forte spirito innovatore, introdusse nella didattica metodi moderni, come l’uso di strumenti audiovisivi e le uscite didattiche, attirandosi però le critiche di parte dell’autorità ecclesiastica locale.

Nel 1958 entrò nell’Istituto Missioni Consolata e due anni più tardi partì per la Tanzania, dove operò nella diocesi di Iringa. Qui si dedicò all’evangelizzazione e alla promozione sociale delle popolazioni locali, organizzando scuole, ospedali e attività agricole. Grazie alla sua versatilità, svolse anche ruoli pratici, da mugnaio a meccanico, contribuendo alla crescita delle comunità.

Dopo la morte del vescovo Attilio Beltramino, il 17 marzo 1967 fu nominato amministratore apostolico di Iringa, incarico che mantenne fino al 1969, quando la salute cominciò a declinare a causa di un tumore gastrico. Morì a Roma il 9 giugno 1970.

È ricordato come figura di sacerdote moderno, vicino alle persone e capace di unire fede, innovazione pedagogica e spirito missionario.

10. Concetto Focaccetti (militare)

Chi era: Militare
Vita: San Ginesio, 25 marzo 1917 – Regno di Montenegro, 7 ottobre 1943
Descrizione: Figlio di Luigi Focaccetti e Maria Lorenzani, appartenente a una famiglia con figure rilevanti, tra cui un vescovo (anche lui di nome Concetto Focaccetti) e un ex sindaco del paese, Carlo Focaccetti. Cresciuto nella scuola salesiana, si diplomò al Regio Liceo Ginnasio Tasso di Roma nel 1936 e proseguì gli studi all’Università di Bologna, dove conseguì la laurea in medicina veterinaria il 12 giugno 1940. Entrò nell’esercito come allievo ufficiale veterinario nella Scuola di Applicazioni di Cavalleria di Pinerolo, venne promosso allievo ufficiale di complemento il 15 maggio 1941 e sottotenente di complemento il 15 luglio 1941. Dopo un periodo di servizio presso il deposito del 32º Reggimento Artiglieria della Divisione Fanteria “Marche” e nella 4ª Infermeria Quadrupedi, il 4 gennaio 1942 fu trasferito al 4º Reggimento Alpini, Battaglione “Ivrea”, con sede a Bari.

Il 26 marzo 1943 fu inviato in operazioni nei Balcani, nell’area di confine tra il Montenegro e l’Erzegovina. In una lettera alla madre, datata 14 agosto 1943, esprimeva il suo profondo attaccamento ai valori alpini e il suo spirito patriottico, mostrando il morale e le tensioni delle truppe in quel tragico momento. Accerchiato dopo una lunga resistenza, fu catturato dai nazisti, e, dopo aver rifiutato di rivelare informazioni, fu fucilato il 7 ottobre 1943.

La memoria del suo sacrificio è viva ancora oggi a San Ginesio. Nel 1955 i suoi resti furono finalmente restituiti al paese natale e tumulati nel cimitero locale. In suo onore è stata posta una lastra commemorativa e una piazza del paese è stata intitolata a lui. La comunità locale conserva nella sede dell’Associazione Nazionale Alpini la medaglia d’argento al valor militare conferita alla sua memoria, il documento originale della motivazione e alcuni suoi cimeli personali, tra cui una pipa e una mostrina dell’uniforme, donati dalla nipote e ultima erede Marta Salvucci. La lastra commemorativa e il gesto degli Alpini sottolineano il valore simbolico della sua figura nella memoria della comunità.

11. Vincenzo Tortoreto

Chi era: Funzionario scolastico
Vita: San Ginesio, 1929 – Roma, 5 marzo 1986
Descrizione: Intraprese la carriera nella pubblica amministrazione scolastica fino a diventare Provveditore agli studi di Macerata nel 1971 e, successivamente, di Milano, dove il suo incarico è documentato dal 12 marzo 1973 al 28 novembre 1978.

Provveditore agli studi più giovane d’Italia e capace di affrontare la contestazione studentesca grazie alla sua “cultura e signorilità”, negli anni milanesi si distinse per l’avvio di numerose sperimentazioni scolastiche. Il 10 ottobre 1975 autorizzava “in via sperimentale” l’uso delle cedole librarie in alternativa al libro di testo e, negli stessi anni, promosse l’abolizione delle classi differenziali per gli alunni con disabilità nelle scuole medie, introducendo la figura dell’insegnante di sostegno, avviando e anticipando quindi a Milano un modello di inclusione degli studenti che venne poi recepito a livello nazionale con le innovazioni introdotte della legge 517/77. Il provveditorato sotto la sua guida fu anche attivo nella prevenzione delle tossicodipendenze e nel campo della formazione degli adulti, curando dispense per i corsi delle 150 ore tra il 1976 e il 1980.

In ambito ministeriale ricoprirà il ruolo di capo dell’Ispettorato per l’Educazione Fisica e Sportiva.

Morì improvvisamente a Roma il 5 marzo 1986, a 57 anni. Dopo le esequie effettuate il 6 marzo alla presenza del Ministro della pubblica istruzione, Franca Falcucci, dei direttori generali e dei funzionari ministeriali, il funerale venne svolto nella Pieve Collegiata dal mons. Luigi Scuppa, in presenza del Direttore Generale dell’Istruzione Classica, Scientifica e Magistrale, Romano Cammarata, e di numerosi provveditore, presidi, e docenti milanesi e ginesini.

PERSONAGGI FAMOSI DI ORIGINE GINESINA

1. Concetto Focaccetti (ecclesiastico)

Chi eraVescovo e arcivescovo
Vita: Rapagnano,  dicembre 1814 – San Ginesio, 26 settembre 1889
Descrizione: Concetto Focaccetti nacque a Rapagnano l’8 dicembre 1814, da famiglia originaria di San Ginesio. Il nome gli fu dato in onore dell’Immacolata Concezione. Si formò a San Ginesio studiando testi religiosi e letteratura classica; fu ordinato sacerdote nel 1837 e celebrò la prima messa a Santa Maria in Vepretis. Poiché non vi erano canonicati disponibili, iniziò il ministero a Rapagnano.

Nel 1842 tornò a San Ginesio, ottenendo il canonicato Vannarelli. Nel 1845 intervenne per salvare l’Ospedale dei Pellegrini, chiedendo a papa Gregorio XVI l’unione di beni di enti pii soppressi per sostenerne le finanze. In questi anni fu anche consigliere comunale di fatto (non eletto): nel 1846 si occupò della controversia con Ascoli e Macerata sulla strada Faleriense, denunciando il danno economico derivato dall’esclusione del tratto su Collina dopo che San Ginesio aveva già versato 40.000 scudi.

Con l’elezione di Pio IX, il cardinale Gaetano Baluffi lo chiamò a collaborare: dopo un iniziale rifiuto, Focaccetti accettò diventando segretario del cardinale, mantenendo però il canonicato e ricevendo il titolo di canonico onorario della Pieve Collegiata dal priore don Antonio Forconi.

Il 22 febbraio 1867 fu nominato da Pio IX amministratore apostolico di Acquapendente e vescovo (consacrato il 10 marzo 1867 dal cardinale Costantino Patrizi Naro). Durante il ministero, il 25 luglio 1880, dopo il primo evento miracoloso, incoronò la Vergine della Misericordia di Domenico Malpiedi nella Collegiata, evento di notevole impatto sulla devozione locale.

Autore e studioso, collaborò al periodico Il Piceno, scrisse testi storici e biografici (tra cui opere su Monte San Pietrangeli, Teresina Leopardi e il cardinale Baluffi), realizzò studi d’arte e curò la forma stilistica del Mese Mariano. Morì a San Ginesio il 26 settembre 1889, ed è sepolto nel cimitero di Fiolce.

2. Alfonso Leopardi

Chi eraPatriota e poeta dialettale
Vita: Caldarola, 1830 – Roma, 14 settembre 1900
Descrizione: Alfonso Leopardi nacque a Caldarola da genitori originari di San Ginesio. Si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Camerino ed esercitò la professione di notaio. Era pronipote di Gian Filippo Leopardi, segretario della Municipalità ginesina, condannato per il moto carbonaro del 1817. Animato da spirito democratico e patriottico, Alfonso Leopardi si avvicinò sin da giovane alle idee risorgimentali.

Già nel 1850, poco più che ventenne, dopo aver partecipato ai margini della Costituente Romana del 1849, venne descritto in un documento ufficiale come «pregiudicato in linea politica» e «caldo aderente di quel disordine». Attivo nella Giunta rivoluzionaria di Governo e nella Commissione provvisoria municipale di San Ginesio, dopo la battaglia di Castelfidardo (settembre-ottobre 1860) fu nominato, il 15 ottobre, Luogotenente della Guardia Nazionale e membro della Commissione successiva, fino all’elezione del primo Consiglio comunale, insediato il 1º gennaio 1861.

Per oltre trent’anni, dal 1860 al 1893, Leopardi ricoprì l’incarico di segretario comunale di San Ginesio, definito la «ninfa Egeria di tutti i sindaci» che si succedettero in quel periodo. Fu il promotore del nuovo assetto urbanistico e di numerose innovazioni che trasformarono il borgo in una cittadina «moderna, pulita, laboriosa e relativamente ricca». Animatore della vita sociale, diede impulso alla nascita della Congregazione di Carità, della Società di Mutuo Soccorso, della Società di Lettura e di Ricreazione, della Società Filarmonica e della Società Filodrammatica, che portava il suo nome e con cui organizzava spettacoli teatrali.

Leopardi fece in modo che ogni evento nazionale venisse discusso e celebrato a San Ginesio, contribuendo all’educazione civica della popolazione. Intratteneva rapporti con la stampa provinciale come pubblicista, accreditando l’immagine del paese come centro dinamico e colto. Un episodio di rilievo fu il pellegrinaggio del 6 giugno 1875 alla casa natale di Alberico Gentili, che ebbe vasta eco sulla stampa nazionale e internazionale. All’iniziativa parteciparono accademici, autorità e persino Sir Thomas E. Holland dall’Inghilterra. Nello stesso anno fu costituito in Campidoglio a Roma un Comitato internazionale per il monumento a Gentili, con presidente onorario il principe ereditario Umberto di Savoia e presidente effettivo l’on. Pasquale Stanislao Mancini, ministro di Giustizia e figura di spicco del diritto internazionale.

Il 18 agosto 1877 fu inaugurato il Teatro comunale “Giacomo Leopardi”. Per l’occasione, scrisse il libretto dell’operetta L’Addina, ovvero Le nozze in Pasquella, musicata dal maestro Vincenzo Bruti per banda. L’opera, ispirata a costumanze locali, ebbe notevole successo e fu rappresentata anche in teatri vicini, come il Teatro dell’Aquila di Fermo.

Scrisse inoltre altre commedie e lavori teatrali:

  • Nosipsi (Noi stessi), commedia in due atti nata dalla collaborazione con il periodico Il Vessillo.

  • Il Re di Babilonia, commedia in tre atti.

  • Per strada si aggiusta la soma, scherzo comico in un atto, ambientato a San Ginesio.

  • I Promessi sposi, adattamento teatrale in sei atti, rimasto incompiuto per la morte dell’autore.

Abile oratore e uomo di cultura, è ricordato per il discorso pronunciato l’8 febbraio 1878 nella Pieve Collegiata, in occasione del trigesimo della morte di Vittorio Emanuele II, stampato a spese del Comune. Nel 1892 si trasferì a Roma, dove continuò a esercitare la professione di notaio. Morì il 14 settembre 1900. Pochi mesi dopo, il 28 ottobre, nel Circolo Rienzi di Roma, l’avvocato Giuseppe Leti pronunciò un discorso commemorativo, pubblicato in parte nella prefazione alla seconda edizione delle sue rime dialettali.

Leopardi scrisse anche in vernacolo maceratese. Le sue rime in dialetto marchigiano, raccolte in Sub tegmine fagi (1887-1891), sono considerate tra le migliori produzioni dialettali della provincia. Una seconda edizione postuma fu pubblicata a Montegiorgio nel 1902, con un’ampia prefazione e note critiche. In occasione del primo centenario della morte, la Biblioteca Comunale e il Comune di San Ginesio hanno pubblicato un’edizione critica delle rime, curata da Sandro Baldoncini.

3. Luca Tomassini (Tomas)

Chi èPittore, ideatore della tecnica del Paintolage
Vita: Asti, 24 giugno 1970
Descrizione: noto con lo pseudonimo Tomas, nasce ad Asti nel 1970. La nascita in Piemonte fu conseguenza del trasferimento dei genitori per motivi di lavoro, anche se le sue radici familiari lo legano a San Ginesio, dove oggi vive e lavora. Fin da bambino mostrò un vivo interesse per l’arte, collezionando fumetti e copiandone i disegni: da questa passione nacque il suo primo rapporto con il disegno e la pittura. Già all’età di sette-otto anni iniziò a dipingere a olio, sviluppando un percorso autonomo nonostante la scuola.

Dopo gli studi al Liceo Artistico “Cantalamessa” e all’Accademia di Belle Arti di Macerata, intraprese una carriera artistica caratterizzata da sperimentazione e ricerca. In un primo periodo copiò i grandi maestri simbolisti e i preraffaelliti, distaccandosene progressivamente fino a maturare un linguaggio personale.

Il suo primo periodo pittorico, che va dall’uscita dagli studi fino al 2006 circa, viene definito da lui stesso “simbolismo vanescente”. Le opere a olio di questa fase presentano forme cromatiche che, a seconda dello sguardo dello spettatore, suggeriscono figure diverse, ricordando i giochi visivi dell’infanzia. Il procedimento creativo era istintivo: iniziava a dipingere “a caso”, senza progetto, per arrivare solo in seguito all’idea finale. Questa modalità, che richiama suggestioni surrealiste e in particolare Salvador Dalì, rende il periodo un unicum nel panorama simbolista.

Il secondo periodo, a partire dal 2006/2007, nasce in frazione Campanelle di San Ginesio e prende il nome di Paintollage. La tecnica, ideata da lui stesso e scaturita anche da un momento di difficoltà personale ed economica, si sviluppa prima a Passo San Ginesio, nell’ex scuola materna, attraverso l’utilizzo di carta stampata gettata a terra insieme al colore sparso a secchiate, per poi svilupparsi successivamente proprio a Campanelle con disegni alla base della tela e l’unione tra pittura e stampa. L’idea era di unire i due materiali per ridurre lo spreco e creare un linguaggio unico. Il termine paintollage fu coniato da un gallerista di sua conoscenza. Il primo quadro di questa fase è Soldatini. Anche in questa evoluzione non rinnega lo stile precedente, portando avanti entrambe le vie espressive.

La sua carriera espositiva di inizia negli anni Novanta. Nel 1996 partecipa per la prima volta alla Rassegna internazionale d’arte “G. B. Salvi” di Sassoferrato con l’opera Eva. L’anno successivo espone al Festival dei Due Mondi di Spoleto presso la Galleria SpazioArte, mentre nel 1998 porta le sue opere a Milano, Roma e in una personale a Villa Boschetti. Negli anni successivi seguono numerose mostre, locali, nazionali ed internazionali; 2014, Parigi, 2021 a Linz (Austria), 2024 a Singapore, in collaborazione con la Camera di Commercio di Fermo. Opere che l’artista non ritiene riuscite vengono spesso “distrutte”, cioè rielaborate anche a distanza di anni.

Il suo stile si distingue per l’uso di colori intensi e simbolici, per la capacità di fondere istinto e riflessione, casualità e progetto. Con il simbolismo vanescente e il paintollage ha elaborato due linguaggi paralleli che dialogano tra loro. Viene definito artista isolato nello stile, privo di scuola, ma fortemente riconoscibile.

Espone permanentemente nella scuola elementare di Passo San Ginesio e al Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Inoltre, si possono trovare varie sue opere in luoghi pubblici del territorio comunale, come nel Ristorante Isolina (3 opere) e al Bar Centrale (1 opera).

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